La Trota del Duca

La trota è storicamente radicata nei torrenti e nella tradizione di Cantiano.
Parecchi testi ne fanno risalire la presenza fin dai tempi di Federico II da Montefeltro, insieme al "Capisciotto", piccolo pesce prelibatissimo anche se ormai ridotto a poche unità...

La prima notizia che incontriamo risale al 2 settembre 1511 : Elisabetta, duchessa di Urbino, scrive al Vicario di Cantiano una lettera con la quale gli impartisce l'ordine di pubblicare un bando "che nisuno di quelli sonno soliti a vendere pescio debbia o possa pescare infra Ponte Dazzo et Ponte Luceolij ne anche tra dicto luogo per nessuno si possa far canicciaro sotto pena di fiorini dieci"
La successiva, datata 5 agosto 1566, proibisce l'uso della pasta per la pesca nei nostri fiumi.
Il bando pubblicato il 21 maggio 1582 proibisce la pesca dei "Capisciotti" nella bandita (riserva) del Duca: da questo bando apprendiamo che già in precedenza erano stati emanati al riguardo altri provvedimenti proibitivi. Vi si legge infatti: "Vogliamo che di novo per bando proibiate ad ogni persona di qualsivoglia conditione et età ella sia, di pescare, o fare che si peschi ne fiumi Boano, Burano, Tenetra, et in ogni altro ".
Negli anni seguiranno altri bandi per la protezione dei "Capisciotti" e delle Trote, che trovano anche oggi un ambiente eccezionale negli affluenti del Fiume Burano, per la loro riproduzione.

A Cantiano è presente un impianto ittiogenico della Provincia di Pesaro Urbino, dal quale partono ogni anno le trote per il ripopolamento dei nostri fiumi e torrenti.

La Trota del Duca, cucinata nei Ristoranti di Cantiano è ancora oggi ricercata dai tanti pescatori che si dilettano alla loro cattura nel Torrente Burano, sia nelle zone di pesca libera sia nel tratto No-Kill, a valle di Cantiano.